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MONTAGNANA

Le mura e i castelli

Le mura di Montagnana, così come oggi le vediamo, sono il frutto dell’opera di allargamento della città iniziato nel 1340 e portato a termine nel 1362. Nel ‘200 la cinta era composta per la quasi totalità di grandi palizzate e si ergeva su di un perimetro minore; la nuova, grande fortificazione voluta dalla potente signoria dei Carraresi a difesa dei suoi territori dalle mire scaligere; è lunga ben 1950 metri; lungo il suo perimetro si alternano 24 torri esagonali e le due porte principali a oriente e a occidente sono presidiate da due forti castelli: Castel San Zeno e la Rocca degli Alberi. Ogni torre ha un suo nome, curioso ma specifico se riferito alla posizione o a chi l’aveva in cura. A cominciare dall’angolo nord-ovest vi è la torre del “Canton del Muro” e a seguire, sul lato nord, troviamo poi quella “del Pindisario”, l’“Androna Lecha”, la “Cantagaza”, quella “dell’Ungaro”, “del Borgo”, “dei Battù”, la “Santa Maria”, la “Cartaraxa”, quella del “Nalino”, la “Berica” segna l’angolo nord-est, quindi, proseguendo a est, verso Castel San Zeno troviamo la “Ciconia”; della seguente, presso detto castello, non si è mai conosciuto il nome. La torre “del Bosio”, andando oltre il Castello, segna l’angolo sud-est e a seguire, sul lungo lato sud troviamo quella “delle Verze”, quindi quella del “Corneolo”, segue una torre senza nome; proprio dietro l’omonima chiesa vi è la torre di San Francesco, quindi eccone un’altra senza nome conosciuto. Seguono la “Segalla”, quella “della Spinà”, “del Fusaro”, la “Squrzacoje” e infine quella “del Ziròn”. La cinta muraria di Montagnana è la sola che oggi sia conservata integra, “una delle vere glorie d’Italia” la definisce il Berenson.

 

Il Castello di San Zeno sorse con forme ed elementi più semplici ai tempi di Ezzelino, verso la metà del XIII secolo; allora un possente mastio si levava a guardia della strada per Padova. Presto un corpo rettangolare fu eretto accanto alla grande torre e un pontone in legno, presumibilmente mobile, fu posto a collegare le due parti. La strada Padova-Mantova, attraverso ponti sul vallo, passava allora all’interno della fortezza, attraversando poi verso ovest tutta la città. Le strutture portanti all’interno della torre erano in legno e dello stesso materiale erano gli alloggi per i soldati e le stalle entro il quadrilatero, case che poi, forse ancora nel ‘200 (anche se alcuni le vedono di epoca carrarese, cioè del secolo seguente) furono ricostruite in mattoni. Fu la Serenissima che dagli inizi del XV secolo portò alla costruzione le modifiche più significative, edificando accanto al mastio altri edifici (caserme), costruendo a nord e a sud all’interno del quadrilatero, altri due corpi in muratura e completando con arcate di congiunzione fra i blocchi principali della costruzione (il mastio con gli edifici annessi e il vero e proprio castello) la nuova porta a est della città. Furono in quel tempo rinforzate porte borchiate e paratie di sbarramento e costruiti su arcate di ponte, sulla stessa via d’ingresso, due avancorpi all’interno e all’esterno del castello, muniti di levatoi in legno. Il tutto fin dai primi tempi era circondato dall’acqua.

 

Dopo il lungo periodo della “pax” veneziana, in cui il castello divenne magazzino per la canapa, dopo le vicende napoleoniche in cui Castel S. Zeno non subì trasformazioni di rilievo, altre modifiche all’apparato della fabbrica furono eseguite nel periodo della dominazione austriaca. Un avancorpo fu aggiunto nel suddetto periodo, addossato alla muratura medioevale esterna e una sopraelevatura si nota all’interno sugli alloggi che si affacciano sul cortile, sul lato est.

 

La trecentesca Rocca degli Alberi

La trecentesca Rocca degli Alberi

La Rocca degli Alberi è un’opera militare straordinaria, costruita nel Trecento dall’abile architetto Franceschino de’ Schici e inserita in un più antico tratto della cortina muraria fatta erigere dal Comune di Padova nel 1275. Diversamente da Castel S. Zeno, la Rocca presenta una notevole unità stilistica e pur conservando nelle strutture una complessa serie di macchine da difesa, rende allo spettatore uno straordinario impatto estetico, un particolare senso che unisce forza ed eleganza. La fortezza era interamente circondata dalla “fossa” d’acqua e il suo blocco principale, composto da torrione, mastio e androne d’ingresso, si collegava con le due parti avanzate (barbacani e rastrelli all’interno e all’esterno del blocco principale) con possenti ponti levatoi a bilanciere: quattro per i carriaggi, quattro più piccoli per i pedoni.

Il Duomo

Il Duomo si erge nella piazza principale nelle sue linee gotico-rinascimentali. La sua costruzione, iniziata nel 1431 ebbe termine nel 1502 con la consacrazione. In questo lungo periodo non mancarono le difficoltà e di queste abbiamo notizie certe nei resoconti delle visite pastorali del vescovo Pietro Barozzi dal 1422 al 1489. I problemi erano dati soprattutto dall’arditezza della costruzione e dall’orgoglio e dalla caparbietà dei Montagnanesi, che finalmente giunti agli agi di un’economia fiorente, volevano assolutamente erigere un monumento che fosse simbolo della loro rinata città e della sua ritrovata autonomia anche in campo religioso.

 

La nuova grande costruzione sorse attorno alle murature della vecchia chiesa (in cui peraltro si continuò per lungo tempo a celebrare) e il progetto iniziale fu affidato a Cristoforo da Bolzano. Dopo la morte di questo, i lavori proseguirono a rilento sotto la direzione di Marco Zorzi da Ferrara, ma dopo il 1489, il severo vescovo Barozzi decise che il noto architetto Lorenzo da Bologna avrebbe dovuto portare a termine la costruzione della grande Chiesa di Santa Maria Assunta di Montagnana.

 

Duomo di S. Maria Assunta, interno.

Duomo di S. Maria Assunta, interno.

Lorenzo da Bologna, con competenti maestranze, portò a compimento la maestosa volta a botte e le tre grandi absidi: le due laterali al transetto e quella centrale a completamento del presbiterio, rinforzando poi con lesene le murature esterne. Il Barozzi, l’8 settembre del 1502, giorno della Natività di Maria, consacrò la grande chiesa.

 

A parte un poco conosciuto fine ‘400, in cui oltre all’opera del primo architetto possiamo aggiungere quella del pittore Jacopo da Montagnana (al quale tuttavia è difficile attribuire con certezza i più antichi affreschi), il Duomo conobbe nel secolo seguente i più alti ingegni del Rinascimento veneto. Giovanni Buonconsiglio notissimo pittore vicentino, che vive a Montagnana dal 1507 al 1513, lasciando alla nostra chiesa pale d’altare su tela e tavola e ampie superfici affrescate; Jacopo Sansovino è l’autore del monumentale ingresso e dell’altare maggiore in cui è la grande pala della “Trasfigurazione” di Paolo Veronese (1556); Giorgione dipinge agli inizi del ‘500 il “David” e la “Giuditta” della retrofacciata. Anche Andrea Palladio lavora per la chiesa preparando il progetto per le decorazioni della cappella maggiore e più avanti negli anni poi, oltre ad altri artisti come Padre Massimo da Verona, autore delle seicentesche tele sulle pareti del coro ligneo, è notevole l’opera della scuola padovana dei Bonazza (inizi del ‘700).

 

Dipinto su tavola di Giovanni Buonconsiglio (primi anni del ‘500)

Dipinto su tavola di Giovanni Buonconsiglio (primi anni del ‘500)

Oltre a quanto detto è ancora notevole nel Duomo il numero di opere “minori”, alcune delle quali forse appartenenti alle murature del tempio precedente, come quella cappella della “Madonna del Rosario”, le cui immagini appartengono a tempi e ad artisti sconosciuti, tanto che gli studiosi amano ancora vestirle di mistero.

I Palazzi

Dal XV al XVI secolo a Montagnana vengono edificati decine di palazzi signorili. Committenti le ricche famiglie presenti in città. Il più noto è il quattrocentesco palazzo Magnavin-Foratti detto il “Lombardesco” (che fu dimora dei Gattamelata); vi è poi il Palazzo Comunale del Sanmicheli (sec. XVI); Palazzo Zanella, coi suoi camini veneziani; Palazzo Valeri; il toscaneggiante Palazzo Pomello-Chinaglia (sec. XV), il palladiano Palazzo Pisani.

 

Duomo di Montagnana

Per info www.comune.montagnana.pd.it