PONSO - www.tur-rivers.it
urbana, sculdascia, tur rivers, tur-rivers, promozione, territorio, turismo, bassa padovana, accoglienza, turismo rurale, grandi fiumi, montagnana, padova, san salvaro, monastero, museo antiche vie
15221
page,page-id-15221,page-child,parent-pageid-14490,page-template-default,ajax_fade,page_not_loaded,,vertical_menu_enabled,qode-theme-ver-6.3,wpb-js-composer js-comp-ver-4.7.4,vc_responsive
 

PONSO

La “Ciesazza”

Ponso A (3)

Santa Maria dei Prati detta “La Ciesazza”

La “Sancta Maria dei Prati, dicta la Chiesazza…” – citata dal vescovo Corner nella relazione di una sua visita nel 1587 – è situata nella zona a sud di Ponso sulla strada che porta alle valli, ritta su di una lieve sopraelevazione che un tempo emergeva da una vasta zona paludosa. È una costruzione a pianta rettangolare, lunga 17,74 metri e larga 9,50, che reca sul tessuto murario all’esterno, il “racconto” della sua vita.   Sulla base della facciata sono ben visibili blocchi di pietra, di marmo e materiale laterizio di epoca romana; questo stesso tipo di tessuto si legge su quasi tutto lo spazio della parete nord dove, su pietre romane, poggiano fascie di pietra e mattoni, opera tipica delle costruzioni dei secoli XII e XIII. La parete sud è, invece, visibilmente più complessa nella sua struttura, in quanto sono visibili vari rimaneggiamenti. Tutta la parte a est della fabbrica è visibilmente di costruzione più recente, presumibilmente settecentesca, comprese quelle due camerette laterali, l’una, a destra, adibita a sagrestia, l’altra, a sinistra, che fa da base al campaniletto.   L’interno della chiesa è semplice e austero. L’aula rettangolare è coperta da capriate lignee, sulle pareti a destra e a sinistra, sopra are di pietra decorate sul paliotto con tarsie in marmo colorato, sono collocati antichi altari: l’uno, sulla sinistra, è composto di grevi figure in pietra e di poche finiture in marmo; l’atro, sulla destra, è un antico manufatto con elementi e figure in legno dipinto. Nell’incavo della pseudo-abside presbiteriale vi è un terzo altare in pietra, piuttosto semplice, con angioletti lapidei sul fastigio e semplici decorazioni marmoree.   Risale a una sessantina d’anni fa la casuale scoperta dei primi lacerti d’affresco che campeggiano all’interno della chiesa. Sono ben visibili oggi, all’interno della parete a nord, sulla sinistra dell’altare e chiuse nel loro riquadro, due Vergini con Bambino – due probabili ex-voto – la prima delle quali è di chiara ispirazione mantegnesca. Sulla destra dello stesso altare vi sono, divise da una porticina sopra la quale sono dipinti due stemmi araldici, un angelo e una figura femminile con le mani incrociate sul petto: un’Annunciazione; seguono un San Giovanni che regge un cartiglio, su cui sta scritto “Ecce Agnus Dei ecce qui venit in nomine domini”, una mesta Madonna con Bambino e un altro santo, forse un San Giacomo. Sopra questo riquadro, un affresco meno conservato riporta ancora la figura di un santo e di una Vergine. A parte la prima Madonna in trono, che già mostra chiare reminescenze rinascimentali, la varia gamma coloristica degli affreschi, come pure la raccolta religiosità dei visi femminili e i tratti decorativi ricordano opere del Trecento veronese, mentre i panneggi e taluni elementi stilistici ci riportano ancora a lontani tratti giotteschi. Sulla superficie affrescata c’è una scritta graffita: “Polo Longo … a dì 7 aprile 1498”, questa, che certamente non è la firma dell’autore, è piuttosto il segno di un visitatore dell’epoca. Quindi, partendo dal fatto che se mode e stili arrivavano allora in provincia con decenni di ritardo – figuriamoci in piena campagna – si può presumere che gli affreschi della “Ciesazza” possano essere riconducibili alla prima metà del ‘400, come del resto altri che, pur con grandi differenze di linee, sono presenti con date del suddetto periodo, in altre chiese della Sculdascia.

La ``Ciesazza``