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SALETTO

La Chiesa di San Silvestro

È piccola ma molto suggestiva la chiesetta altomedioevale situata in località “Dossi”, a un paio di chilometri a nord di Saletto, sulla strada che porta al fiume Frassine. In origine fu un ospitale e “xenodochio”, luogo cioè ove pellegrini e poveri trovavano rifugio e ospitalità.

Il primo documento che parla di questo tempietto dedicato a S. Silvestro risale al 1145; è un testamento, in cui il marchese Tancredi lascia al figlio Manfredo una certa quantità di terreno presso “Sancto Silvestro”. Potrebbe riferirsi poi a questa antica chiesa un documento del 1211 in cui si nomina un “Pascalis presbiter ecclesiae Saleti”.

 

Chiesetta di San Silvestro

Chiesetta di San Silvestro

Il tempietto è composto da una navatella a pianta rettangolare di circa dodici metri e mezzo per sei e mezzo, chiuso verso levante da un’abside semicircolare; a occidente, sulla facciata di linee semplici, s’alza un piccolo campanile di linee tardogotiche, aggiunto sicuramente qualche secolo dopo. I muri perimetrali sono piuttosto spessi e composti da un “opus” eterogeneo fra i cui mattoni irregolari spiccano pietre e marmi provenienti dalle strutture romane che sicuramente sorgevano su quei dossi che l’Adige lambiva quando passava su questa terra.

 

È proprio quell’ “opus spicatum” del semicerchio absidale, usato nelle murature romane e adottato quindi dai costruttori del periodo “paleo-cristiano”, che porta l’edificazione della nostra chiesa a tempi molto lontani. Chiese con quel tipo di tessuto murario appunto sono presenti in alta Italia e soprattutto in Lombardia, ma anche in zone più vicine, nel Veronese per esempio e poi nel Vicentino, e sono per lo più databili intorno al IX–X secolo. Se aggiungiamo poi altre particolarità, come le sottili finestrelle a doppia o a semplice strombatura e quella croce sopra l’ingresso principale usata dai costruttori lombardi dall’VIII al XII secolo, possiamo affermare che l’edificio da duecento anni almeno già esisteva, quando per la prima volta se ne parlò nel testamento del marchese Tancredi. Si torna a parlare della chiesetta molto più avanti nel tempo: in un resoconto della visita pastorale del Barozzi nel 1489.

 

Lavori di scavo effettuati all’interno del tempietto hanno messo in luce i resti di precedenti piccole chiese; la più antica di queste posa le sue spesse fondamenta entro il perimetro interno dell’attuale, mentre di un’altra antica costruzione restano invero poche tracce presso il muro dell’abside. Queste scoperte confermano per questo piccolo edificio un’origine lontanissima: sembra che già esistesse ai primi tempi dell’invasione longobarda. Le tombe rinvenute infatti tra le fondamenta del primo edificio e quelle dell’attuale retrofacciata hanno portato gli studiosi a datare la sepoltura di quegli scheletri (adulti e bambini) introno alla fine del VI secolo; indubbia testimonianza di ciò sono le particolarità dei pochi oggetti di corredo ritrovati.

 

Molto evocativo è l’interno dove, sotto le vetuste capriate, si respira un’atmosfera antica, resa ancor più suggestiva dai colori dei recenti restauri.

 

Interno

Interno

Subito sulla sinistra si nota il pilastro che regge lo spigolo interno del campanile, alla cui base è inserito un blocco in trachite con iscrizioni romane, il recente restauro della piccola abside ha riproposto i colori vivaci delle antiche pitture. Sulla parete circolare s’intravvede la traccia d’una Madonna in trono ai cui lati probabilmente trovavano posto due figure di santi, uno di questi, appena leggibile, potrebbe essere un S. Rocco. Le figure laterali rappresentano cinque Madonne in trono con Bambino e un S. Silvestro Papa.

 

Le Madonnine sono chiuse in riquadri e, tranne la prima, subito sulla sinistra dell’abside, di poco differente dalle altre per il suo trono più ricco, il viso di tre quarti e le aureole in rilievo leggero, tutte sono pressoché uguali; sembra che il pittore abbia usato il cartone forato e il tampone per riportarle sull’intonaco. Certamente questa fu la tecnica di base e lo si vede dal bordo in rilievo di certe piccole campiture di colore. Il cosiddetto “stampo” era infatti per lo più usato da quegli artisti del popolo che erano chiamati a dipingere quadri votivi, mentre il pennello, in diverse misure, serviva loro sia per coprire le campiture dei fondi, sia per ritocchi e particolari (visi e dorature) sia per le eventuali scritte, in cui appariva la data e il nome del committente. In San Silvestro infatti queste scritte sono ancora in parte visibili, con date che riconducono tutte le figurazioni alla prima metà del ‘400. Sulla parete di destra, sulla cornice del primo dei due riquadri si legge solamente: “MCCCC…” sul secondo: “MCCCCL a dì VII de agosto…”, mentre sulla sinistra, sulla figura vicina all’arco dell’abside, il periodo è un po’ più lungo: “MCCC…fo dipingere…pe. O da M. Pietro … e far questo laboriero”.

 

A parte quella figura scabra del S. Silvestro che col suo coloratissimo fondo verde, campeggia sulla destra dell’abside, tutte le madonnine, come detto, rispondono a una iconografia pulita ed elementare; tuttavia spiccano per i loro vivacissimi colori, frutto di un coraggioso restauro.

Chiesetta di San Silvestro